Chi lo direbbe che Indicatore nasconde un tesoro artistico che in futuro potrebbe diventare una meta di grande attrazione per gli amanti dell’arte contemporanea?

Eppure questa piccola frazione alle porte della città, che negli ultimi decenni è cresciuta in maniera esagerata e disordinata, vanta uno spettacolare cantiere aperto per la realizzazione del mosaico più grande d’Europa.

Per ammirarlo bisogna portarsi sul piazzale della chiesa parrocchiale dello Spirito Santo, terminata nel 1964 su progetto dell’ingegner Fornasari, dove è in corso la creazione di un primo grande pavimento musivo, che si sviluppa in una superficie di 240 metri quadrati e andrà a ricoprire per intero il sagrato.

Le tessere del mosaico sono realizzate con materiali di risulta e mattonelle recuperate dagli abitanti di Indicatore o con scarti e partite rovinate donate da alcune ditte edili aretine.
La gamma è quindi molto varia, dal gres porcellanato alle maioliche, dal cotto al clinker, dai marmi policromi al vetro.

A lavorarci una sola artista, Andreina Giorgia Carpenito. Nella scelta dell’iconografia da portare avanti nell’ambiziosa opera, l’artista si fa aiutare dal parroco di Indicatore, don Santi Chioccioli.

Il mosaico del sagrato descrive una visione del profeta Ezechiele ripresa dal Vecchio Testamento e reinterpretata. Un rigagnolo nasce a destra dell’entrata della chiesa, diventando un fiume con acque pure che permettono la vita dei pesci e la crescita di alberi rigogliosi. Dall’altro lato, invece, le acque di un lago salato bruciano la vegetazione alla radice e i raccolti muoiono. La disgiunzione tra il bene e il male è così vista attraverso l’equilibrio delle forme: una visione favolistica dove l’irreale diventa reale.

Nei progetti il pavimento proseguirà in futuro per 400 metri quadrati all’interno del luogo di culto, con la descrizione dell’Albero della vita. È previsto inoltre un terzo tappeto musivo esterno di 500 metri quadrati in porfido e altre pietre policrome, che incornicerà quello del sagrato e si svilupperà nelle parti circostanti, annoverando vialetti, un portico con panchine istoriate e del verde pubblico.

Quando l’opera sarà completata il grande impiantito sarà di oltre 1.100 metri quadrati.

La Carpenito lavora al cantiere di Indicatore da circa tredici anni, e in questo arco di tempo ha impreziosito internamente ed esternamente la chiesa di tante sue opere. Dentro si ammira la pala lignea d’altare, raffigurante la Discesa dello Spirito Santo, le monumentali vetrate dell’abside, dedicate alla Trinità, quelle laterali che si ispirano alla Creazione del mondo, i cinque dipinti e la vetrata nella cappella adiacente all’edificio principale che parlano dell’Incontro con Gesù.

Sono della stessa artista anche l’altare, l’ambone, la seduta, la statua di Padre Pio in gesso dipinto, i bassorilievi in terracotta e gli ornamenti nelle vesti liturgiche del parroco.

Fuori la Carpenito ha abbellito la facciata con 240 formelle istoriate in creta policroma che raccontano l’Apocalisse di San Giovanni.

Prima di questi interventi la chiesa, realizzata con materiali poveri sopra un terreno di riporto, versava in condizioni critiche. In questo caso l’arte è diventata quindi un modo non solo per dare una dignità estetica alla struttura, ma anche per coprire quelle magagne sempre più evidenti. Inoltre, certe tinte e sfumature delle opere sono riportate anche nei mosaici in maniera diretta o indiretta. Questo farà di Indicatore un vero unicum nel panorama nazionale.

Marco Botti

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